GROSSETO / Il movimento ‘Strada alla vita’ organizza un convegno sulla viabilità / «Serve una rivoluzione culturale Non più auto al centro, ma persone» / Di Andrea Fabbri / LA NAZIONE di domenica 11 febbraio 2018

GROSSETO / Il movimento ‘Strada alla vita’ organizza un convegno sulla viabilità / «Serve una rivoluzione culturale Non più auto al centro, ma persone» / Di Andrea Fabbri / LA NAZIONE di domenica 11 febbraio 2018

COS’È la «mobilità sostenibile»? Quando ne parliamo o ne sentiamo parlare, siamo consapevoli fino in fondo di cosa si tratti?
Nelle viscere è una rivoluzione culturale molto profonda, un nuovo approccio in cui protagonista della mobilità non è più la macchina (o altro veicolo a motore), bensì la persona, il cittadino. Ne è convinta Clelia Formiconi, coordinatrice del movimento «Strada alla vita», che venerdì prossimo su questo tema organizza un convegno–laboratorio all’Aula Magna del Polo universitario grossetano.
«A breve – dice la Formiconi – il Comune di Grosseto organizzerà una serie di incontri pubblici per raccogliere le idee dei cittadini finalizzate alla redazione del Pums, il ‘Piano urbano della mobilità sostenibile’. Ma forse è il caso che i cittadini, prima, comprendano bene cosa sta accadendo. C’è un cambiamento totale di paradigma – continua la coordinatrice di ‘Strada alla vita’ – La mobilità sostenibile rappresenta una svolta storica per poter salvare il futuro. Implica un cambiamento degli stili di vita, significa dare più spazio alla vita».
Ecco dunque il senso dell’incontro in programma il 16 febbraio 2018 alle 9 all’Aula Magna del Polo universitario grossetano dal titolo: «La cultura della strada, non chiamiamoli incidenti».
In Italia ci sono architetti della sostenibilità urbana, studiosi, insegnanti e ricercatori che collegano i comportamenti urbani a precise condotte di vita. Luminari della sostenibilità viaria che venerdì saranno a Grosseto ospiti dell’evento organizzato dal movimento ‘Strada alla vita’. «Non si parla più di utenti della strada – aggiunge Clelia Formicono – bensì di ‘cittadini della strada’. Eseguire questa destrutturazione è fondamentale per poter assicurare un futuro vivibile alle nuove generazioni».
Per raggiungere quest’obiettivo il movimento ‘Strada alla vita’ ha presentato al Comune due progetti che si spera possano essere realizzati quanto prima. Progetti che saranno, appunto, presentati in occasione dell’incontro in programma venerdì prossimo al Polo universitario grossetano ed al quale sono invitate a partecipare anche le scolaresche, vere fucine dei cittadini del futuro.
IL PRIMO progetto riguarda la realizzazione di corsi di informazione e formazione per tutti i cittadini. Incontri che potrebbero essere tenuti da persone specializzate nel campo della mobilità sostenibile. Il secondo, più immediatamente operativo, è quello del Pedibus di cui diciamo nell’articolo più sotto.
«GROSSETO – dice in conclusione Clelia Formiconi – ha un triste primato: purtroppo è tra i primi posti a livello nazionale per numero di incidenti anche mortali. La media è pari all’1,8%, quasi il doppio di quella regionale. E spesso, di fronte a un incidente, si pensa, appunto, si tratti di ‘un incidente’, ovvero di un evento, anche tragico, figlio di una fatalità. E invece no. Come spiegheranno gli autorevoli relatori invitati al convegno di venerdì, quando si sale in automobile si attivano una serie di processi logici e psicologici che ci rendono diversi.
Alla guida di una macchina – conclude Clelia Formiconi – può venir fuori un’aggressività sopita, che può manifestarsi in maniera indotta e inconscia. Per questo diciamo che è necessaria una rivoluzione culturale».
Andrea Fabbri

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GROSSETO / PROGETTO PERCORSI PREDEFINITI PER GLI ALUNNI DI ELEMENTARI E MEDIE / Con Pedibus, a scuola si va a piedi / LA NAZIONE di domenica 11 febbraio 2018

IL MOVIMENTO «Strada alla vita» ha presentato al Comune di Grosseto anche il progetto ‘Pedibus’, che ha finalità di sicurezza ed educazione stradale, oltre che di ordine ambientale. E il Comune ha già vinto un bando europeo per attuarlo.
Si vuole in sostanza realizzare percorsi a piedi, sicuri e vigilati, lungo i quali far spostare i bambini che devono andare a scuola e che da scuola devono tornare a casa. Spostamenti a piedi, ovviamente. Ecco perché il progetto si chiama ‘Pedibus’.
C’è bisogno del patrocinio e della collaborazione dell’Amministrazione comunale, ma anche delle dirigenze scolastiche e soprattutto dei genitori degli alunni. Si tratta, infatti, di organizzare gruppi di genitori volontari (da formare con un corso di circa 20 ore) che possano assicurare il funzionamento del progetto.
Nella sostanza si tracciano diversi percorsi a piedi che raggiungono la scuola di riferimento da più punti della città. Tali percorsi avranno dunque un punto di arrivo predefinito (la scuola, appunto) e un punto di partenza che potrà essere individuato con la collaborazione dei genitori, magari nella zona nella quale risiede la maggioranza dei bambini che frequentano le diverse classi.
Lungo ciascun percorso vengono individuate possibili fermate dalle quali altri bambini potranno aggregarsi al ‘serpentone’ che si dirige a scuola. I genitori volontari servono perché devono farsi trovare al punto di partenza del Pedibus, devono essere in testa ed in coda alla fila dei bambini che raggiungeranno a piedi la scuola e devono fermarsi alle fermate che saranno individuate per poi ripartire alla volta della scuola.
Ciascun percorso dovrebbe avere una lunghezza massima intorno al chilometro. Ogni bambino partecipante dovrebbe indossare una pettorina di riconoscimento «non solo per garantire la loro sicurezza – dice Clelia Formiconi – ma anche perché i bambini hanno bisogno di una società che li riconosca e che rispetti i loro diritti».

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